M30, residente nella bellissima Palermo, la città dove il 50% degli automobilisti non ti vede e il restante 50% sta attivamente cercando di ucciderti.
Per comprendere il senso di questo post, però, dobbiamo fare un piccolo passo indietro.
Guido la macchina da dieci anni e, ringraziando il Signore, non ho mai sperimentato il contatto fisico intimo con oggetti solidi quali muri, altre automobili o esseri umani.
Le due ruote, invece, le ho sempre amate. Almeno da lontano. Osservarle mi ha sempre trasmesso una sensazione di pace, libertà e serenità quasi mistica. Vedere qualcuno in moto mi faceva pensare a quanto dovesse essere bello sentirsi liberi, padrone della strada e del proprio destino.
A ridosso dei trent’anni, inizio a girare per concessionari, salgo su diverse moto, le studio, le osservo, cerco quella giusta. Finché, finalmente, la trovo: una naked nera.
Bella, alta, snella e un poco pesante, come piace a me.
La voglio. La compro.
Dopotutto, parliamoci chiaramente: da bambino ho passato anni a girare in bicicletta. Che cosa ci vorrà mai a smettere di pedalare e cominciare a dare gas?
Ecco. Le persone che elaborano questo genere di ragionamenti, almeno nella mia città, hanno un nome ben preciso: teste di minchia.
Perché la realtà, quella vera, è che sono una pippa allucinante.
L’equilibrio è un concetto filosofico che comprendo soltanto a livello teorico. Le curve rappresentano ancora un confronto diplomatico tra me, la moto e le leggi della fisica, con risultati che non sempre soddisfano tutte le parti coinvolte.
La mia mente, estremamente analitica e scientificamente predisposta alla risoluzione dei problemi, partorisce quindi una seconda brillante intuizione:
Vai a prendere qualche lezione a scuola guida
La combo trentenne e scuola guida per motociclisti è un’esperienza antropologica che auguro a pochi.
Ti ritrovi catapultato in un minestrone di adolescenti e istruttori over 40, mentre tu, con i tuoi trent’anni sulle spalle e la dignità già messa a dura prova, cerchi semplicemente di non cadere da fermo.
Nel frattempo, hai la sensazione che l’attenzione degli istruttori sia spesso più facilmente catturata dalle ragazzine che imparano ad andare in Vespa che dal povero disgraziato che sta tentando di capire da quale parte si gira il manubrio. Vieni lasciato solo. A volte preso in giro. Altre volte ignorato.
Ma te ne freghi.
Lavori con il pubblico, dopotutto. Hai sviluppato, a tue spese, una straordinaria capacità di ignorare le persone senza perdere completamente la voglia di vivere.
Così cominci a esercitarti nei parcheggi liberi, da solo, come un pirla che ha comprato una moto senza aver prima verificato di possedere le competenze motorie necessarie a gestirla.
Ricordiamoci che ho trent’anni, mica sono in vacanza a tempo indeterminato. Il mio zuccherino preferito, ovvero il datore di lavoro, si aspetta che ogni mattina io apra la farmacia con il camice bianco, l’aria professionale e un bellissimo sorriso stampato in faccia.
Ogni giorno, quindi, mi reco al lavoro in macchina, dimenandomi nel traffico palermitano insieme a tutti gli altri lavoratori. Persone che, mentre guidano, pensano alla spesa, alle bollette, ai problemi sentimentali, alla cena e probabilmente alla propria reincarnazione, dedicando alla guida quella trascurabile percentuale di attenzione che rimane disponibile.
Ultimamente, però, noto qualcosa di diverso.
La mia attenzione si sposta sempre più spesso sui motociclisti che incontro per strada. Sia quelli dotati di patata, sia quelli dotati di colibrì.
Li osservo attentamente.
Le partenze. La postura. I movimenti del corpo. Il modo in cui affrontano le curve, cambiano marcia e si muovono nel traffico.
E comincio a notare una cosa curiosa.
Gli uomini che osservo mi trasmettono spesso un’idea di guida più rozza, rigida, aggressiva. Una specie di dichiarazione di guerra all’asfalto, come se ogni semaforo fosse una questione d’onore e ogni accelerazione dovesse dimostrare qualcosa all’universo.
Le donne, invece, almeno quelle che mi capita di osservare, mi trasmettono un’impressione completamente diversa. Una guida più pulita, fluida, armoniosa. I movimenti sembrano naturali, quasi coreografici. Come se non stessero semplicemente guidando una moto, ma danzando insieme a lei.
E io, che ancora combatto per non trasformare ogni manovra in una ricostruzione cinematografica di un incidente stradale, resto lì a guardarle con un misto di ammirazione, invidia e profonda crisi esistenziale.
Ma parliamoci chiaramente: quanto diavolo sono belle le ragazze in moto?!
Giovani o meno giovani, sportive, naked, custom, con la tuta tecnica o semplicemente vestite per andare al lavoro: hanno qualcosa di dannatamente affascinante.
Forse è la sicurezza. Forse è la libertà che trasmettono. Forse è il modo in cui sembrano perfettamente a loro agio in una situazione in cui io sto ancora negoziando la mia sopravvivenza con le leggi della fisica.
P.S. Se mentre siete in giro doveste imbattervi in uno stronzo parcheggiato in qualche piazzale, intento a fare manovre discutibili e a fingere di essere un biker navigato, sappiate che probabilmente sono io. In cambio di un caffè e un cornetto, accetto volentieri consigli, suggerimenti e segreti mistici per affrontare le curve senza sembrare un comodino montato su due ruote.